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Testo curato da Paola Foschi
Da un paziente lavoro di ricerca sui documenti della sezione
sull'archivio del Notiziario
e dal personale impegno come socia dal 1984


Dalla fondazione al 1900
Le origini
Nel 1875 due appassionati alpinisti residenti in Bologna, il marchese Francesco Carega di Muricce e l'avvocato Francesco Parenti, lanciarono fra pochi amici l'idea di raccogliere in una sezione locale i simpatizzanti e gli entusiasti della montagna di Bologna. La montagna a quei tempi era considerata generalmente una regione inospitale o una palestra di pazzie e per di più le montagne della provincia di Bologna, gli Appennini, non potevano competere per fascino con le Alpi. Grazie ad un accurato lavoro di preparazione e una capillare campagna di informazione si diffuse largamente fra gli interessati l'iniziativa, appoggiata e favorita anche dalla passione per la montagna manifestata dal noto uomo politico Quintino Sella, padrino spirituale del C.A.I. Una prima adunanza preparatoria si tenne il 10 gennaio 1875, giunse poi il riconoscimento della Sede centrale il 14 febbraio e l'effettiva costituzione il 1° marzo della sezione bolognese, che contava 103 soci. La gita inaugurale, il 30 maggio 1875, ebbe per meta il Monte delle Formiche, mentre il 10 agosto una gita intersezionale insieme alle sezioni dell'Enza (Parma) e di Modena si tenne al Monte Cimone e fu il battesimo per gli alpinisti bolognesi.
Nei primi anni di vita gli interessi degli alpinisti bolognesi furono soprattutto scientifici, seguendo l'impronta data dall'illustre mineralogista prof. Luigi Bombicci Porta, che fece parte del Consiglio, ricoprì poi la presidenza nel 1883 e fu nominato socio onorario nel 1884. L'interesse per lo studio della montagna si diffuse allora soprattutto fra gli studenti dell'Università; in quegli anni la sezione collaborò anche all'erezione di osservatori e di stazioni meteorologiche sulle vette appenniniche, come l'osservatorio sulla vetta del monte Cimone che era caldeggiato dalla sezione di Modena. La sezione bolognese promosse anche la costruzione dell'osservatorio di S. Marino e di monte Gatta sopra Castiglione dei Pepoli.
ll primo rifugio al Lago Scaffaiolo Per iniziativa della consorella di Firenze, la sezione di Bologna collaborò alla costruzione del primo rifugio al Lago Scaffaiolo, nel 1878, che fu anche il primo rifugio dell'Appennino tosco-emiliano. Era un semplice edificio, basso e lungo, costituito da una stanza che poteva ospitare 10 viandanti e da uno stanzino per la legna e il carbone.
La guida "l'Appennino Bolognese 1881" Nel 1881, in occasione del Congresso Geologico Italiano tenutosi a Bologna, numerosi soci e studiosi pubblicarono la preziosa guida L'Appennino bolognese 1881, che contiene contributi sulla geologia e mineralogia, sulla paleontologia, l'archeologia, la storia, nonché sulla flora e la fauna del nostro Appennino, con collaborazioni di illustri studiosi quali l'archeologo Edoardo Brizio e il conte Giovanni Gozzadini, Olindo Guerrini, il geografo Domenico Giannitrapani, lo storico e restauratore Alfonso Rubbiani. Nel ricchissimo volume si trova un capitolo dell'ispettore Ermete De-Job relativo al problema forestale e del rimboschimento, con una nota del prof. Bombicci sul disboscamento e sulle sue conseguenze, problema a cui la sezione dedicò sempre studio e attività. Il volume fu premiato al 3° Congresso Geografico Internazionale di Venezia e al Concorso per le pubblicazioni alpine indetto dalla Sede centrale del C.A.I.
In quegli anni l'attività di conoscenza delle montagne appenniniche, praticamente sconosciute agli alpinisti, fu portata avanti con numerose gite sezionali lungo tutta la catena emiliano-romagnola e oltre, dal Cimone al Falterona, dal Fumaiolo al Catria.
Nel 1888, in concomitanza con le celebrazioni per l'VIII Centenario dell'Università più antica del mondo, si tenne a Bologna il XX Congresso del CAI e la Mostra Nazionale Alpina: ai convegnisti furono mostrate le bellezze delle montagne emiliano-romagnole, con gite alle principali mete, da S. Luca a S. Marino, dalla grotta del Farneto all'Abetone. In quell'occasione fu distribuita la piccola guida Itinerari dell'Appennino al Cimone al Catria, compilata dal maestro Alfredo Bonora e dal march. Luigi Boschi, che restò a lungo un'apprezzata fonte di informazioni per le gite appenniniche. In quegli anni l'interesse degli alpinisti bolognesi si estese anche alle Alpi e furono eseguite importanti spedizioni e prime vie: ricordiamo che nel 1887 due cordate bolognesi capitanate dall'avv. Pigozzi e dal conte Armandi ritrovarono per prime la via al Cervino dal versante italiano, rimasta interrotta da una frana, e la percorsero in salita e in discesa. Il prof. Carlo Restelli compì la prima traversata invernale del crinale appenninico dal Corno alle Scale al Cimone, mentre l'avv. Raffaello Marcovigi aprì una nuova via all'Antelao. Si crearono allora le prime "Carovane studentesche", curate dal conte Armandi, che ebbero l'approvazione e l'appoggio della Sede centrale e furono imitate da molte altre sezioni. Nel 1891 fu premiato all'Esposizione Alpina di Palermo con la medaglia di bronzo il bel rilievo del monte Cimone che ancora oggi si trova in sede, mentre nel 1893 la sezione ricevette il diploma d'onore all'Esposizione piccole industrie alpine di Cesena e alle Esposizioni riunite per fotografie di montagna di Milano. 
Nello stesso anno fu pubblicato dalla sezione, a cura del prof. Bombicci, un annuario illustrato dal socio Cassarini, valente fotografo che si va riscoprendo, con articoli degli stessi Bombicci, Cassarini, e dei soci Fiorini, Boschi, Modoni, Bonora, che illustrarono le attività compiute fino allora dalla sezione bolognese. 
Nel 1896 entrò come socio della sezione bolognese Giosuè Carducci, mentre nel 1899 Bologna fu per nuovamente sede del 31° Congresso del Club Alpino Italiano, che ebbe grande risonanza nella stampa e intensa partecipazione di pubblico, e vide anche la partecipazione di numerose rappresentanze, che si recarono in visita a Canossa e,come ultima tappa del congresso, salirono da Lizzano al Corno alle Scale e discesero a Gavinana come ultima tappa del congresso.
I primi decenni del Novecento Nei primi anni del Novecento si intensificò l'attività propriamente alpinistica della sezione, con l'effettuazione di numerose gite, escursioni e scalate nelle principali regioni alpine: ricordiamo salite al Monte Baldo, Cima Tosa, Adamello, Grigna, al Monte Bianco, al Monte Rosa, Gran Paradiso, Ruitor, l'Argentera, Cima Dodici, al Bernina, al Cristallo, l'Antelao, la Rosetta e molte altre. Occorre ricordare che le più alte vette della parte orientale dell'arco alpino non facevano ancora parte dell'Italia. Tuttavia fu sempre calorosa l'accoglienza degli alpinisti trentini alle spedizioni bolognesi, come quella del 1906 a Cima Tosa, che vide un gran numero di partecipanti e calorose accoglienze dagli alpinisti trentini, e viceversa la sezione bolognese appoggiò sempre le aspirazioni irredentiste trentine.
1900-1945
Ricostruzione del rifugio e intitolazione al Duca degli Abruzzi Intanto la sezione provvedeva anche alla ricostruzione del rifugio al Lago Scaffaiolo, distrutto dalle intemperie e dal vandalismo; si giunse così, per iniziativa delle sezioni di Bologna, Firenze e Livorno, nel 1902, il 23 agosto, all'inaugurazione della nuova capanna, più ampia e sicura, intitolata a Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi. Ma neppure questa costruzione, che pure era un solido edificio a due piani dotato anche di una cucinetta, durò a lungo e dovette essere rifatta a cura della sezione di Bologna nel 1911, sia a causa delle infiltrazioni d'acqua del vicino lago, sia per la scarsa qualità della muratura sia a causa dell'asportazione di tutto il materiale utile da parte di vandali. 
Nel 1914 la sede dell'associazione si spostò dai locali di via S. Stefano 49 (che sembravano allora "remoti") ad altri più centrali, in via Indipendenza 2. Occorre ricordare che la vecchia sede era cara ai soci per le tante attività che aveva ospitato, come i  numerosi cicli di conferenze, fra cui ricordiamo quelle del col. Carpi sulla vita militare alpina, di Guido Rey sul Cervino dalla Cresta di Fuerggen, dei giovani soci Giovanni Bernardi e Paolo Monelli; in quegli anni fu assiduo frequentatore delle gite sezionali l'avv. Giulio Giordani, combattente e mutilato in guerra. Nel 1915 la sezione accolse l'invito del Touring Club Italiano e compì il lavoro preparatorio per la compilazione della "Guida d'Italia" per la parte montana della provincia di Bologna, formandone una vera monografia, che fu accolta con favore dal T.C.I. e lodata nella propria rivista. 
La prima guerra mondiale ridusse e anzi sospese l'attività sezionale: diversi soci morirono durante i combattimenti, come il rag. Cesare Tugnoli, volontario negli alpini, caduto a Malga Zures nel 1915, e l'avv. Emilio Savini, sottotenente di fanteria, caduto presso S. Floriano di Gorizia nel 1916, oltre a tanti giovani appartenenti alla sezione universitaria del C.A.I., i cui nomi furono scolpiti in una lapide posta sulla facciata del nuovo rifugio, di cui si dirà. 
Con la conclusione del conflitto si riaccese l'interesse per le zone alpine annesse all'Italia, grazie al quale in quegli anni furono numerose le escursioni nelle Dolomiti. Riprendeva vigore in quegli anni la disciplina dello sci, che ancora prima della guerra contava in sezione diversi soci praticanti, riuniti nel Gruppo Sciatori. Furono numerose in quegli anni le escursioni nelle terre redente con convegni e salite a Cavalese, al passo di Lavazè e nel gruppo del Catinaccio, al passo del Broccon, a S. Candido di Pusteria, a Cortina d'Ampezzo e in val Gardena. Nel 1920 molto riuscite furono diverse escursioni, fra cui una gita al Monte Grappa, un accampamento appenninico sotto l'Alpe delle Tre Potenze e una tendopoli in val Gardena, dalla quale si salì alla Marmolada. Nel 1921 si ripeterono gli accampamenti e le tendopoli, sia nella valle dell'Ospitale, sia a Sulden, da cui si salì all'Ortles, al Gran Zebrù e la Vertana, mentre il programma ufficiale portò i partecipanti a compiere bellissime traversate in Piemonte e Valle d'Aosta, da Balme a Ceresole Reale, a Pont Valsavaranche e alla valle di Cogne.
Nel 1922, sull'esempio di altre sezioni, nacque anche a Bologna il "Bollettino Trimestrale" sezionale, utile mezzo per l'informazione ai soci delle attività e iniziative sezionali e mezzo per i soci per dialogare fra di loro e con i dirigenti della sezione su argomenti di interesse comune. Anche grazie a questo strumento di informazione poterono essere organizzati riusciti accampamenti sulle Alpi, come in Val Veni, ai piedi del Monte Bianco. L'anno successivo si indissero convegni sciistici al passo di Resia e al Tarvisio e si effettuarono numerose escursioni nelle Alpi, come la gita sociale al Pasubio e un accampamento a S. Martino di Castrozza. Nel 1924 la sezione partecipò con onore alla prima marcia sciatoria nazionale dall'Adige al Piave e organizzò il suo terzo accampamento alpino sotto il Ruitor.
Il terzo rifugio In quegli anni maturava anche la decisione e si mobilitava l'impegno per la terza ricostruzione del rifugio Duca degli Abruzzi, ma questa volta con le caratteristiche di alberghetto montano, cioè con un gestore che ne assicurasse l'apertura e la gestione. In tal modo poteva ospitare le numerose comitive di escursionisti provenienti dalla Toscana e dall'Emilia. La nuova costruzione consisteva in un edificio con le caratteristiche appenniniche, in muri di arenaria intonacati ma con i cantonali in arenaria a vista lavorati a punta grossa; consisteva in un piano terreno con due ambienti e un ingresso, scala esterna e ambienti al primo piano per il pernottamento, nonché in un piano sottotetto cui si accedeva con una scala interna in legno. Il tetto era in cemento armato, a due falde molto inclinate, gli infissi in legno locale, castagno, abete, mentre il cemento fu usato senza risparmio in varie parti della struttura: una costruzione così solida era l'orgoglio della sezione e fu solennemente inaugurata con grande concorso di persone, il 29 agosto 1926, e sembrava dovesse durare a lungo, ma fu la seconda guerra mondiale ad incaricarsi di distruggerla.
Nel 1930 fu proprio il lago Scaffaiolo ad ospitare il Convegno degli alpinisti tosco-emiliani, il 21 settembre, in una giornata che vide riuniti presso il rifugio numerosi alpinisti delle sezioni di Firenze, Pisa, Lucca, Bologna, Modena, Enza, Imola, Forlì e Ferrara. Parteciparono anche numerose autorità civili e militari, il Segretario Generale del Club Alpino, dottor Frinighelli, e l'ottantenne senatore Giovanni Mariotti, presidente della sezione dell'Enza, nonché scopritore e valorizzatore delle leggende e tradizioni appenniniche.
La sempre maggiore popolarità del rifugio e della zona appenninica circostante aumentò costantemente negli anni '30 grazie anche all'apertura della strada forestale carrozzabile Vidiciatico-Madonna dell'Acero, che permetteva di abbreviare notevolmente la marcia di avvicinamento al crinale sia d'estate per alpinisti ed escursionisti che d'inverno per gli sciatori. Custodirono il rifugio Raffaele Pasquali dall'inaugurazione al 1936 e poi Alberto Gentilini fino al 1943.
Il Gruppo Speleologico del C.A.I. fu fondato poco dopo la scoperta della grotta della Spipola, presso S. Lazzaro di Savena, avvenuta il 7 novembre 1932, per opera di Luigi Fantini, l'appassionato ricercatore autodidatta che si occupò non solo di speleologia, ma anche della storia e della paleontologia del nostro Appennino. Otto mesi dopo il Gruppo entrava a far parte della sezione bolognese del C.A.I. 
Come si è anticipato, le fortune del rifugio Duca degli Abruzzi furono bruscamente interrotte durante la seconda guerra mondiale: temendo che il rifugio potesse ospitare partigiani in fuga, il 3 novembre 1943 i militari tedeschi del Comando dell'Abetone salirono al lago insieme al custode e incendiarono il rifugio, che andò completamente distrutto, tranne i muri. L'opera di vandali negli anni seguenti spogliò completamente la struttura, con l'asportazione anche di numerose pietre del secondo piano: rimase solo il piano terreno, che venne in seguito coperto per impedire ulteriori distruzioni e per ricavarne un locale di servizio.
1946-1980
Dal dopoguerra alla fine dei primi 100 anni Il 30 marzo 1946 riprendeva le pubblicazioni, con una nuova serie, il bollettino della sezione bolognese, che inaugurava una nuova stagione di gite e attività, dopo un lungo periodo di inattività. Polarizzava l'interesse dei soci la gita alla Marmolada del 13-17 aprile, che fece conoscere vecchi e nuovi soci, permise la ripresa della pratica alpinistica e, in definitiva, segnò il superamento di un tragico periodo di guerra e di disunione (ma occorreva ancora che ogni partecipante portasse con sé la tessera annonaria e lo zucchero). In quello stesso anno, il 30 marzo, si ricostituiva lo Sci C.A.I. Bologna, affiliato alla F.I.S.I., con sede presso la sezione, ma con proprio statuto e con la possibilità di accogliere soci non iscritti al C.A.I. Riprendeva l'attività anche lo S.U.C.A.I., la sezione universitaria, mentre si intensificava l'attività escursionistica nella seconda parte dell'anno, con varie gite appenniniche e la partecipazione a campeggi alpini di altre sezioni. Si organizzarono anche gite ciclo-turistiche ai Sassi di Rocca Malatina, all'abbazia di Monteveglio, a Dozza e a Mongardino. Lagune e Medelana. 
Collaborò attivamente in quegli anni al bollettino l'ing. Giovanni Bortolotti, vice-presidente della sezione, sia proponendo itinerari, sia illustrandoli con le sue belle ed esaurienti carte. Riprendeva le attività anche il Gruppo Cinematografico sezionale, attraverso proiezioni molto riuscite di filmati a passo ridotto e attraverso la Mostra fotografica della montagna, tenutasi nel salone del Podestà dal 9 al 25 novembre 1946. Parteciparono sia fotografi professionisti famosi, come Decio Camera, Vittorio Villani e i fratelli Pedrotti di Trento, sia dilettanti, che sarebbero diventati famosi, come Fosco Maraini.
Acquisizione del rifugio Pisciadù Ancora nel dopoguerra la sezione del C.A.I. di Bologna acquisì un piccolo rifugio nel gruppo del Sella, al Pisciadù, che era stato costruito nel 1901-1903 dalla sezione tedesca di Bamberga e in seguito restaurato dalla Società degli Alpinisti Tridentini nel 1924. Per onorare la memoria del loro congiunto conte Franco Cavazza, socio del C.A.I., caduto il 20 marzo 1941 a Monte Golico, in Albania, la famiglia Cavazza si offrì di restaurare il rifugio con lavori iniziati nel 1941 e sospesi poi nel 1942 per lo stato di guerra; intanto la sezione di Bologna chiedeva alla Presidenza Generale del Club Alpino che il rifugio venisse ceduto dalla S.A.T. alla sezione bolognese, cosa che avvenne il 19 novembre 1943. La sezione intitolò poi il rifugio a Franco Cavazza e ne curò una commemorazione il 7-8 settembre 1946.
LXII congresso Nazionale del C.A.I. Anche nel 1947 e negli anni seguenti l'attività alpinistica e sciistica fu intensa, mentre per il 1950 si deve segnalare che si tenne a Bologna il 25 giugno il LXII Congresso Nazionale del C.A.I., in Palazzo Comunale, in Sala Farnese.In occasione del congresso fu inaugurata anche una mostra di capolavori fotografici del grande alpinista e fotografo Vittorio Sella, comprendente fotografie delle Alpi, delle montagne del Caucaso, dell'Himalaya, Ruwenzori, Sant'Elia e altre. Il Congresso fu una tappa importante per la sezione bolognese, anche perché coincideva con i suoi 75 anni e vide la partecipazione del Presidente Generale e di delegati del Club Alpino Svizzero e di quello spagnolo, nonché di autorità civili e militari, salutate in apertura dal sindaco di Bologna, on. Giuseppe Dozza. Nel 1960, il 9 e 10 luglio, si inaugurò con un raduno e una festa al rifugio Pisciadù la nuova via ferrata "Brigata Tridentina", realizzata dalla sezione con l'aiuto del gestore del rifugio, Germano Kostner e degli alpini della Brigata Tridentina. La salita al rifugio si arricchì così di una via ferrata di grande prestigio, ben nota agli alpinisti, in alternativa alla via normale per il sentiero della val Setus.
Ancora nel 1962 Bologna ospitò, il 18 novembre, il Convegno interregionale Tosco-Ligure-Emiliano, che ebbe un buon successo e la partecipazione di 33 delegati.
Esce "Il Bortolotti" Dopo una nuova interruzione, nel 1963 riprese le pubblicazioni con periodicità infrasemestrale il bollettino, che nel gennaio di quell'anno recava un nome nuovo "Le nostre montagne" e nuovamente l'indicazione del numero 1 dell'anno I. Uscì poi nello stesso 1963 la Guida dell'Appennino Bolognese -Modenese - Pistoiese dell'ing. Giovanni Bortolotti, in occasione del primo centenario del C.A.I. e promossa dalla Sede centrale e dalle sezioni di Bologna, Modena e Pistoia. Si tratta di una guida preziosa ancora oggi sia per la precisione dei suoi itinerari e la chiarezza delle cartine, sia per la ricchezza di notizie geografiche, geologiche, botaniche e faunistiche, storiche e folkloriche che porta a corredo degli itinerari.
Mario Fantin Si ha notizia proprio in quell'anno della ripresa di attività dopo un anno di silenzio, del Coro C.A.I., fondato nel 1954, che tornava allora a raccogliere entusiastici successi con il suo repertorio di canti di montagna. Anche il Gruppo Speleologico Bolognese riprendeva la sua attività di scoperta ed esplorazione di grotte italiane e di organizzazione di corsi di speleologia all'interno della sezione.
Nel 1963 operava come scalatore e fotografo e cineoperatore il consocio Mario Fantin, che in quell'anno partecipava alla spedizione, denominata "Felsinea" in onore alla nostra città, e patrocinata dalla sezione, alle più alte cime del Messico.
Il Rifugio in lamiera Ancora in quel periodo si andava preparando il progetto di un nuovo rifugio al Lago Scaffaiolo, a partire dal 1963, che vedeva il sostegno di numerosi soci e istituzioni. La capanna in lamiera prefabbricata fu costruita nel 1965 e la sua installazione nell'agosto di quell'anno fu curata dal socio ing. Gian Paolo Reggiani. Gestì il rifugio per molti anni Gino Guerrini, che mantenne sempre vivo nei soci e negli escursionisti l'interesse per il nostro rifugio appenninico.
Il Gruppo Roccia Nel 1964 si costituì nell'ambito della sezione il Gruppo Roccia.
La spedizione Città di Bologna Dopo questi anni in cui le notizie ai soci vennero fornite tramite modesti foglietti con le informazioni essenziali, il bollettino sezionale ricominciava le pubblicazioni nel 1972 con periodicità mensile e con il nuovo nome di "Notiziario ai soci", ricominciando all'anno I. La sede in quel periodo si era spostata in via Indipendenza 15. Si andava organizzando allora la spedizione alpinistica extra-europea "Città di Bologna" che doveva portare nel luglio 1973 alpinisti bolognesi nelle propaggini himalaiane della valle dello Jurm, alla conquista di cime inviolate di oltre 6.000 m. La spedizione era formata dagli alpinisti bolognesi Achille Poluzzi (medico), Giancarlo Zuffa, Gilberto Bertolani, don Arturo Bergamaschi (capo spedizione), Gianni Calza, Benni Modoni, Nando Stagni e dalle guide Guerrino Sacchin e Alziro Molin.
Il 7 novembre 1972 si festeggiarono i 40 anni del Gruppo Speleologico Bolognese con una serata di rievocazioni e diapositive commentate dal fondatore Luigi Fantini; il Gruppo organizzava quell'anno il XII corso di speleologia, dimostrando così una continuata opera di avviamento dei soci alla pratica speleologica.
Corsi, attività ed il Trofeo Alto Appennino L'attività di avviamento delle giovani generazioni all'alpinismo è attestata  nel 1973 dall'8° corso elementare di alpinismo, organizzato dal Gruppo Roccia e dalla Commissione Alpinismo Giovanile del C.A.I. Bologna, mentre lo Sci-C.A.I. organizzava in quell'anno al Corno alle Scale l'8° Trofeo Alto Appennino ai caduti alpini, insieme alla sezione locale dell'Associazione Nazionale Alpini, che aveva visto la sua prima edizione nel 1939. Continuava naturalmente un'intensa attività di gite ed escursioni alpine e appenniniche, nonché di gite sciatorie, ma con l'avvento della motorizzazione di massa le mete si avvicinavano e non ci è parso significativo segnalarle distintamente (ma possono essere seguite sui numeri del bollettino poi notiziario ai soci). Fu una consuetudine sempre rinnovata anche la cena sociale che si teneva annualmente presso un ristorante cittadino, che permetteva ai soci di iniziare nuove conoscenze o stringere quelle vecchie in un'atmosfera di festa, che coinvolgeva spesso anche le famiglie e rinsaldava lo spirito sociale.
Nel 1974 ebbe particolare rilevanza il 10° Trofeo Alto Appennino, gara di sci-alpinismo per pattuglie valevole come 1° Campionato nazionale dell'Associazione Nazionale Alpini e 4° Campionato militare, che si tenne sulle nevi dell'alta val Dardagna, al Corno alle Scale.
Gli anni '75 Nel 1975 cadeva il centenario della sezione di Bologna e per l'occasione fu organizzata una nutrita serie di iniziative per i festeggiamenti e per portare a conoscenza della cittadinanza l'attività del Club Alpino per la conoscenza e difesa della montagna. Fin dal 1973 era stato indetto un concorso fotografico dal titolo "Cento vette per cento anni", mentre nel 1974, nell'ambito dei festeggiamenti, si indisse e si tenne a Bologna, al Palazzo dei Congressi della Fiera, il 1° Convegno nazionale sulla sicurezza e le tecniche speleologiche. Erano previste varie iniziative commemorative, non tutte in seguito effettuate: si tenne il 23 maggio un concerto del coro C.A.I. al Teatro Comunale, per ricordare i suoi 20 anni di vita, che ebbe entusiastico successo; il 24 maggio presso la sede si teneva il Consiglio di Presidenza del C.A.I. e presso il Crest Hotel la riunione del Consiglio Centrale. La sera stessa nuovamente il coro allietava i convegnisti in un concerto in Sala Bossi. La domenica 25 si riunì presso il Palazzo degli Affari l'Assemblea Nazionale dei Delegati, che approvò anche il nuovo statuto del C.A.I. Il discorso tenuto dal socio bolognese dott. Corrado Calamosca, membro del Consiglio Centrale, sottolineava le benemerenze del sodalizio e della sua sezione bolognese nei confronti della montagna, nel campo del rimboschimento e della conservazione dell'Appennino, e l'attività alpinistica europea ed extraeuropea che aveva portato alpinisti bolognesi nei Pirenei, in Montenegro, nel Caucaso, in Grecia e in Albania, ma anche in Asia e in Africa. Mario Fantin veniva ricordato come concittadino e consocio distintosi come valoroso alpinista, cineasta, scrittore, realizzatore del film sull'ascensione vittoriosa della spedizione italiana al K2, nonché fondatore e curatore del C.I.S.D.A.E., l'archivio informativo sulle montagne extraeuropee.
Una manifestazione di punta delle celebrazioni fu la spedizione "Città di Bologna" nel gruppo del Katapaltang Kung, in Karakorum (Pakistan), guidata da don Arturo Bergamaschi, che culminò nell'intitolazione di "Cima del Centenario" ad una vetta di 5350 metri. Il 21 settembre veniva collocata sulla cappellina della Madonna della Neve sul Monte Cimone una lapide commemorativa del centenario delle sezioni di Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia. Domenica 30 novembre venivano messe a dimora le prime piantine del Bosco del Centenario, nel Parco dei Prati di Mugnano, per celebrare con un atto concreto di amore per la montagna il centenario di vita della sezione. Il ricchissimo pranzo sociale concluse la giornata  e le celebrazioni per l'anno 1975, che in realtà continuarono anche negli anni seguenti. Un elenco delle numerose conferenze, proiezioni, pubblicazioni e di una mostra presso la Scuola Carducci mostra l'attiva partecipazione dei soci alla commemorazione: ricordiamo fra queste la pubblicazione della monografia Appennino quattro stagioni pubblicata dal socio ed editore Oscar Tamari.
1976 Via Indipendenza 2 In quegli anni si esplicava anche l'intensa attività sportiva e giornalistica di Alfonso Bernardi, uno dei soci che fu più attivo nelle spedizioni alpinistiche ed esplorative anche extraeuropee e che lasciò numerosi libri e articoli su questi argomenti.
Ampia risonanza ebbe il 12° Trofeo Alto Appennino tenutosi il 7 marzo 1976 al Corno alle Scale, mentre un ex socio bolognese, Giuseppe Degli Esposti, scalava insieme ad un compagno una montagna inviolata di 5500 metri nelle Ande cilene, che chiamò Nevado Bologna, in ricordo del centenario della sezione. In quell'anno  e nel seguente ebbe modo di dimostrarsi la fattiva opera di aiuto al popolo friulano portata dalla sezione in occasione del disastroso terremoto, che rinsaldò anche i rapporti fra alpinisti bolognesi e friulani. Una buona notizia invece fu lo spostamento in maggio 1976 della sezione nella nuova più ampia sede di via Indipendenza 2, quarto piano, inaugurata ufficialmente il 27 novembre alla presenza del Comitato di Presidenza del C.A.I., guidato dal Presidente generale sen. Giovanni Spagnolli, e del Sindaco di Bologna, prof. Renato Zangheri. La sede, offerta dalla Cassa di Risparmio in Bologna, rimase per diversi anni un punto di riferimento dei soci bolognesi e permise anche una migliore disposizione e fruibilità della ricca biblioteca sezionale, catalogata e ordinata dai soci volontari che ne curavano la gestione.
La sezione si intitola a Mario Fantin Ancora negli anni seguenti don Bergamaschi effettuava nuove spedizioni "Città di Bologna" nel 1976 in Groenlandia e nel 1977 all'Himalaya pakistano, che non furono direttamente organizzate dalla sezione, ma ricevettero dal C.A.I. bolognese appoggio e simpatia.
In quel periodo gestore del rifugio Duca degli Abruzzi fu Michele Carpani (fino al 1979), poi Ivaldo Antonelli, mentre il rifugio Franco Cavazza al Pisciadù fu gestito dapprima da Germano Kostner (per oltre 30 anni fino al 1979), poi da Renato Costa. 
Nel 1977 si distinse il Gruppo Speleologico Bolognese, conquistando il primato italiano di profondità, con i –935 m raggiunti nell'Antro del Corchia nelle Alpi Apuane; anche il Coro continuava a vincere concorsi nazionali, come quello di Ivrea, vinto quell'anno per la terza volta. 
Nel 1978 correvano 100 anni dalla costruzione del primo rifugio al Lago Scaffaiolo, che diede l'occasione per varie manifestazioni, fra cui, sabato 13 gennaio 1979, un convegno su turismo e conservazione della montagna tenutosi a Lizzano in Belvedere, e domenica 24 giugno un riuscito raduno interregionale al Lago Scaffaiolo con le sezioni emiliane e toscane. Il 12 ottobre 1978 scomparve però anche una figura carismatica della speleologia bolognese, Luigi Fantini, singolare figura di archeologo, geologo, fotografo autodidatta che con le sue intuizioni e scoperte segnò gli studi storico-archeologici nei decenni a cavallo della seconda guerra mondiale. 
Nel 1979 si costituì la sottosezione Alto Appennino bolognese con sede a Porretta, che iniziò a curare la gestione della capanna del Sasseto, non di proprietà del C.A.I., e la segnatura e pulitura dei sentieri del Corno alle Scale.
Gli anni '80 si aprivano con la nascita di un'altra sottosezione, quella di Loiano, che riuniva i numerosi soci dell'Appennino bolognese orientale; nello stesso periodo si costituiva anche la sottosezione Val Brasimone con sede a Castiglione dei Pepoli. 
In quell'anno scomparve Mario Fantin, alpinista, esploratore, fotografo e cineoperatore socio della sezione bolognese, che aveva fatto della raccolta delle tradizioni montane la sua vita, descrivendole anche in numerosi volumi. La sezione decise il 29 gennaio 1981 di intitolarsi al suo nome, al fine di perpetuarne e onorarne il ricordo fra i soci; il 13 giugno 1983 al Cinema Teatro Bellinzona si tenne una serata in suo ricordo, durante la quale la sua figura fu illustrata e commemorata con ampiezza e perspicacia da Piero Pozzati (conferenza che apparve poi sulle pagine del notiziario di giugno-luglio di quell'anno.
Ancora una volta i soci bolognesi si trovarono di fronte alla necessità di prestare la loro opera in soccorso di popolazioni terremotate, questa volta in Campania, e la sezione rispose con una forte solidarietà e partecipazione personale e collettiva.
Si riparlava anche di ricostruire in forma permanente il rifugio provvisorio del Lago Scaffaiolo e il Notiziario ospitava i progetti che si susseguirono, dapprima quello elaborato nel 1976 e pubblicato nel 1980 da Emilio Cappelli, legato ad un ipotetico progetto di prosecuzione fino al crinale e al rifugio della seggiovia; seguì nel 1983 un nuovo progetto di Luigi Selleri, che prevedeva 80 posti nel ristorante e 60 posti per la sosta notturna. Il 2-5 settembre 1982 si celebrava il 50° anniversario della fondazione del Gruppo Speleologico Bolognese del C.A.I. con il XIV Congresso Nazionale di Speleologia e ripercorrendo sulle pagine della rivista sezionale le vicende della fondazione e del primo mezzo secolo di vita della speleologia bolognese. In quegli anni iniziava a riprendere vigore all'interno del C.A.I. nazionale e locale (se ne era sempre parlato, ma senza l'urgenza degli ultimi tempi) il tema della protezione dell'ambiente montano e la sezione con le sue sottosezioni si dimostrava particolarmente attenta alla tutela dell'Appennino cominciando ad operare fattivamente per la sua conservazione e costituendo al suo interno la Commissione per la Tutela dell'ambiente Montano.
1980 - Oggi
L'impegno per la montagna Il 27 settembre 1982 si inaugurava l'impianto di acqua potabile al rifugio Duca degli Abruzzi, attraverso una conduttura che giungeva dalla sorgente del Sasseto: l'impegno finanziario del Consorzio di Bonifica Alto Reno e della Comunità Montana n. 1 di Vergato furono determinanti, ma l'impegno dei numerosi volontari e del gestore Antonelli permisero di affrontare un'opera notevole per la lunghezza e per le ripide pendenze affrontate. 
Non parliamo per brevità delle numerose attività spicciole della sezione, ma ricordiamo che si tennero regolarmente corsi di alpinismo e sci-alpinismo, serate culturali con proiezioni di diapositive e conferenze, numerosissime gite sezionali, corsi di medicina di montagna, anche nelle sottosezioni e ricordiamo anche che la biblioteca sezionale si arricchiva continuamente di volumi acquistati o donati dai soci e il coro continuava la sua fortunata attività concertistica, mentre lo Sci-C.A.I continuava ad organizzare sulle nevi del Corno alle Scale il Trofeo Alto Appennino aperto a squadre civili e militari.
Nel 1984 si attuavano due importanti attività di restauro e adeguamento dei rifugi della sezione, sia del F. Cavazza e della sua indispensabile teleferica, sia del Duca degli Abruzzi: per il primo si trattò di un ampliamento del rifugio e del rifacimento della teleferica, lavori che si protrassero anche negli anni seguenti, per il secondo di riparare i danni che il gelo e il vento avevano apportato alla struttura in lamiera. Nel 1985 la sottosezione Val Brasimone poteva finalmente vantare un "suo" rifugio, il ricovero Ranuzzi Segni, fondato dalla Società Pro Montibus et Silvis quasi sulla vetta del Monte Gatta, che svetta su Castiglione dei Pepoli, affidato alla gestione della nostra sottosezione.
Verso la metà degli anni '80 inizia la collaborazione fra la sezione e un giovane alpinista ed esploratore ecologista, Marco Clerici, che compie numerose spedizioni nell'Himalaia e ne riporta interessanti resoconti non solo alpinistici ma anche di vita e costumi sul notiziario sezionale. La collaborazione diventerà ufficiale con il programma "Bologna in quota" (con la partecipazione del Comune di Bologna) che porterà a due spedizioni ecologiche extraeuropee, a cominciare dal Perù (Huayhuash) nel 1988 e nel 1989 in Amazzonia.. Dall'iniziativa e con la collaborazione del Comune di Bologna nasceranno anche vacanze montane per ragazzi, che porteranno numerosi giovani a conoscere e apprezzare la montagna.
Ancora nel 1988, il 9 settembre, si celebrava il ventennale dell'apertura della via ferrata Brigata Tridentina, che conduce al rifugio F. Cavazza, realizzata dalla sezione e della Brigata Alpina Tridentina, e il termine dei lavori di ampliamento del rifugio. La prevista ricostruzione dell'altro rifugio della sezione, il Duca degli Abruzzi, andava invece a rilento, anche se fra i soci era stata aperta una sottoscrizione che vide una partecipazione veramente corale e consistente. Il progetto più recente presentato subiva intanto veti posti dai cambiamenti della legislazione in merito alle costruzioni all'interno dei parchi, tanto che si dovette cambiare completamente il progetto e portarlo al passo con i tempi e le mutate esigenze e concezioni dell'andare in montagna: nacque così, anche dietro ripetuti incontri e scambi di idee con associazioni ambientalistiche, il nuovo progetto firmato dall'arch. Gianluigi Baranzoni, socio della sezione.
Il tema dei parchi regionali appenninici fu trattato in un convegno organizzato dalla sezione e tenutosi a Lizzano in Belvedere il 24 marzo 1990 e di questo tema si riparlerà poi negli anni seguenti, come uno dei grandi temi della tutela della montagna.
La pubblicazione di nuove guide Nel 1990 iniziava anche una fortunata collana di guide escursionistiche dell'Appennino bolognese, che agli itinerari univano  notizie geologiche, botaniche e faunistiche, storiche e di legislazione e tutela, oltre a numerose fotografie a colori e disegni originali. Alla Traversata delle Cinque Valli fece seguito la Traversata dei Laghi e poi Il Corno alle Scale, volumi che illustrarono le opportunità escursionistiche delle basse e delle alte valli bolognesi.
Nasce il "Treno Trekking" Nel 1992 si ebbe poi il riconoscimento ufficiale della Scuola di Alpinismo nata in seno alla sezione ad opera soprattutto di Marco Clerici e di Oscar Bellotti, che continuava ad alto livello l'attività di istruzione e preparazione dei neofiti della disciplina che da anni veniva portata avanti attraverso corsi annuali. Sul versante escursionistico nacque invece nel 1993 una fortunata collaborazione della sezione con la Provincia di Bologna e le Ferrovie dello Stato per il programma di gite intitolate "Trekking col treno", che ha portato per vari anni soci e simpatizzanti a conoscere le montagne appenniniche muovendosi con i treni della linea Porrettana. Iniziativa molto seguita dai Bolognesi e sempre ricca di partecipanti, di belle occasioni di incontro e di attività di propaganda degli ideali e delle attività del C.A.I. Anche la Commissione per la Tutela dell'Ambiente Montano portava sul notiziario ai soci la sua attività pubblicando una serie di itinerari naturalistici ed escursionistici nelle zone collinari e montane vicine alla città e raggiungibili con mezzi pubblici.
Chiude il rufugio Duca Degli Abruzzi Mentre si progettava il nuovo rifugio e si cercavano tutte le strade per ottenere finanziamenti pubblici per la sua costruzione, il vecchio rifugio in lamiera del Lago Scaffaiolo non poteva più reggere i suoi trent'anni di età e nella stagione invernale 1994-95 fu chiuso, anche per oggettivi problemi igienici. Nei mesi seguenti numerosi soci si attivarono e grazie alle loro competenze (vere o presunte) di muratori, imbianchini, idraulici, elettricisti e simili portarono a termine un imponente lavoro di restauro e di adeguamento alle norme igieniche; quanto non era nelle loro possibilità venne compiuto da una ditta specializzata, utilizzando i fondi raccolti fino ad allora per la ricostruzione del rifugio. La chiusura della struttura ha coinciso con disaccordi con il gestore, che hanno portato, scaduto il suo contratto, ad una gestione in proprio del rifugio da parte della sezione, nella stagione estiva 1995, ripetuta anche nel periodo natalizio e nel 1996 (estate e inverno). Il ricavato fu devoluto alla ricostruzione del rifugio. Durante la gestione volontaria fu anche riparato l'acquedotto che portava l'acqua al rifugio dalla sorgente del Sasseto, che a causa delle numerose perdite lasciò senz'acqua la prima pionieristica gestione estiva 1995. Nel 1997 fu stipulato invece un contratto per la gestione con Giorgio Barbato e Andrea Mellini, che da allora accolgono i visitatori nel vecchio rifugio di lamiera e ora nel nuovo fiammante rifugio di sasso.
La sede di via Cesare Battisti Il primo ottobre 1994 la sezione cambiava sede: dai locali di via Indipendenza 2, divenuti troppo onerosi, ci si spostò in via Cesare Battisti 11/a, dove ancora oggi si trova la sede: la sua inaugurazione, il 24 febbraio 1995, fu una gioiosa occasione per la consegna dei diplomi ai soci venticinquennali e cinquantennali, per una proiezione di diapositive che ripercorrevano la vita della sezione dal 1875 al 1995 (ben 115 anni), per un breve concerto del coro e per rinsaldare i contatti fra i soci attivi e meno attivi. Le attività della sezione si arricchirono in quegli anni della Scuola di sci-alpinismo, istituita formalmente il 12 gennaio 1995 e intitolata ad un socio praticante lo sci-alpinismo molto noto, Stefano Farina, scomparso tragicamente il 22 febbraio 1994 al Corno alle Scale durante un'escursione in solitaria. La disciplina dello sci-alpinismo si veniva dunque ad aggiungere all'ampia gamma di attività praticate dai soci bolognesi, che dall'originaria semplice pratica dell'alpinismo delle origini, va ora verso una sempre maggiore specializzazione delle pratiche sportive. Ricordiamo poi le attività ausiliarie - per dir così - come la tutela dell'ambiente montano, che organizzò vari corsi dal titolo "Energia montagna ambiente" e un convegno sull'estinzione dell'orso del Trentino, e la pulitura dei sentieri, che oggi copre una rete di ben 800 km.
La sottosezione diventa Sezione Nel 1995 la sottosezione Alto Appennino Bolognese di Porretta Terme si staccava dalla sezione bolognese, divenendo autonoma: in tal modo poteva occuparsi direttamente delle attività già svolte da tempo, quali i rapporti con il Parco del Corno alle Scale, la gestione del rifugio Sasseto, la manutenzione e segnatura dei sentieri dell'alto Appennino. Nello stesso anno nasceva in sezione l'attività di sci da fondo escursionismo, che veniva ad aggiungersi ai già numerosi interessi dei soci.
Il bivacco Musiani Questi ultimi anni, al di là delle numerose attività escursionistiche, alpinistiche, sci-alpinistiche e sciistiche svolte dalla sezione e dai suoi soci, che sono in certo modo la routine della vita dell'associazione, sono stati caratterizzati da due interventi di ampliamento della capacità ricettiva escursionistica della zona del Corno alle Scale: nel 1997 è avvenuto il restauro della costruzione presso il lago che era l'ultimo resto del rifugio del 1926, inaugurato il 15 giugno come bivacco invernale "Maurizio Musiani", voluto dalla famiglia Musiani e dalla sezione per ricordare il socio scomparso il 16 agosto 1996 scalando la Dent d'Herens, in Val d'Aosta.
Nuove pubblicazioni e videocassette L'anno seguente la sezione promuoveva la pubblicazione di un volume curato da Paola Foschi e per la parte grafica da Oscar Tamari dal titolo Il Lago Scaffaiolo ieri e oggi. Storia e leggenda, folletti e alpinisti a due passi da casa per finanziare la ricostruzione del rifugio. Quello che ormai era un sogno di generazioni di alpinisti bolognesi e un incubo (si può proprio dire) dei responsabili della sezione, vale a dire la ricostruzione del nuovo rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo, non si fece attendere: la prima pietra della costruzione fu posta il 20 luglio 1997 alla presenza di autorità politiche e di tanti soci emiliani, romagnoli e toscani, mentre il 30 settembre 2001 si inaugurò ufficialmente il rifugio terminato. Fu un momento di gioia, di commozione, di soddisfazione per i numerosi soci che da anni, per quanto potevano, si davano da fare per dotare la nostra montagna di un rifugio sicuro, comodo e il più possibile ecologico. Contravvenendo alla regola che mi sono data di non ricordare i nomi dei Presidenti della sezione, che sono già elencati a parte, mi sembra doveroso ricordare invece il grande e prolungato impegno di Francesco Motta nell'ottenere gli ingenti finanziamenti regionali e statali e nel seguire la costruzione del nuovo rifugio, insieme a Gianluigi Baranzoni.
Fra le attività di questi ultimi anni, citiamo anche l'uscita nei primi anni '90 di carte escursionistiche dell'alto e basso Appennino bolognese in collaborazione con il Servizio Cartografico della Regione Emilia-Romagna, curate da Alessandro Geri, e di due carte escursionistiche con libretti esplicativi riguardanti itinerari del nostro Appennino particolarmente interessanti durante le manifestazioni nazionali per il Giubileo dell'anno 2000: la Via degli Dei e la Via dei santuari, la prima lungo il crinale che fra Setta e Savena conduce a Fiesole e Firenze, la seconda che tocca i santuari di S. Luca, Montovolo e Boccadirio e conduce fino a Prato. Ancora nel campo editoriale, il Presidente Francesco Motta curava nel 2001 un volume su I cento anni del rifugio Franco Cavazza al Pisciadù che ripercorreva, anche grazie a foto storiche inedite, la storia del rifugio alpino della sezione e veniva presentato il 15 settembre alla festa organizzata al rifugio. Esperimento riuscito anche le videocassette promozionali dell'attività del C.A.I. Sui sentieri del C.A.I. per conoscere l'Appennino, nelle cui riprese e suggestive inquadrature sono stati impiegati (a volte a loro insaputa) i soci stessi della sezione (fotogenici e no); l'attività pluridecennale ma ufficiosa di arrampicata sulle falesie di Badolo ha dato poi occasione al Gruppo Alpinismo della pubblicazione della Guida di Badolo, che indica tutte le vie artificiali e le loro caratteristiche. Anche i 25 anni della Scuola di Sci-alpinismo hanno dato occasione all'uscita di un libretto curato da Gianfranco Porcellini.
In conclusione di queste note storiche sulla nostra sezione (che dovevano essere due paginette e sono diventate ben altro!) e guardandomi indietro ai grandi sforzi che tanti soci hanno fatto in ogni tempo, dal 1875 ad oggi, per far nascere, crescere, progredire la pratica dell'alpinismo e di tutte le discipline sportive montane a Bologna e nel suo territorio, mi sento di dire che l'amore per la montagna spinge veramente a piccole ma grandi cose: il giorno che si arranca su per una montagna, magari con la pioggia o la neve per il proprio piacere o per pulire e segnare un sentiero, ma anche la sera che si dedica alla vita associativa e il giorno che si fa anticamera per avere un finanziamento o i giorni che si passano davanti al computer scrivendo la storia di una grande passione collettiva, sfogliando i vecchi notiziari ormai ingialliti e scorrendo i nomi di tanti che hanno dato la loro attività e il loro amore al C.A.I.

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